Charles Dickens

Ugo Gervasoni – Le voci dei maestri

Charles Dickens

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(1812 – 1870)

La fantasia narrativa di Charles Dickens si nutriva delle lunghe camminate che lo scrittore faceva per le strade di Londra: percorrendo i viali e attraversando le piazze che hanno reso celebre la metropoli, addentrandosi per i vicoli bui e inquietanti ove trascorreva la vita di tanti infelici azzannati dalla povertà, costeggiando il Tamigi denso di vapori e di fango, raggiungendo i confini delle case, ora a nord ora a sud, e inoltrandosi per la campagna che ancora riteneva le bellezze che la rivoluzione industriale non aveva contaminato, Dickens si riempiva degli spettacoli che la città offriva senza interruzione, approfondiva la conoscenza di quel mondo brulicante, si familiarizzava sempre più con le sue strutture pubbliche e private, con i suoi odori, con i suoi ritmi. Ciò che è sublime, ciò che è ripugnante, ciò che è buono, ciò che è cattivo, quello che è innocente e puro, e quello che è pretestuoso e corrotto, tutta la gamma della natura umana gli si faceva incontro ed egli, amandola fino a divenirne anche l’infaticabile denunciatore, la riviveva in sé per poterla raccontare. Ciò che vedeva divenne i tanti personaggi che popolano le sue pagine, l’ebreo Fagin e il brutale Bill Sikes in Oliver Twist, il tragicomico Mr Micawber (di cui forse si ricordò Dostoevskij creando il personaggio di Marmeladov nel suo romanzo Delitto e castigo) in David Copperfield, il ragazzino Pip di Grandi Speranze, il maligno nano Quilp di La bottega dell’antiquario, l’ìspettore Bucket e lady Dedlock di Casa desolata, i coniugi Boffin e Bella Wilfer e John Rokesmith e i sorprendenti Rogue Riderhood e Bradley Headstone di Il nostro comune amico.

E’ l’umanità che ci circonda, di cui anche noi facciamo parte con il carico dei nostri difetti, tanti, e delle nostre virtù, forse davvero poche; nei romanzi di Dickens essa si rivela più chiaramente alla nostra comprensione perché questo è il vantaggio inestimabile dell’arte: quello che da essa viene sfiorato diviene vivo e pulsante al tocco e trasparente all’intelletto, come quasi mai accade alle cose del mondo nel quale, invece, con alterna fortuna, muoviamo i nostri passi. E in quegli intrighi e in tante psicologie noi scorgiamo tratti che forse ci appartengono, nel bene e nel male, ma che faticavamo a riconoscere o rifiutavamo di confessare. Un’occasione in più per godere di tanta ricchezza ebbero i contemporanei di Dickens durante le sue letture pubbliche, che divennero ricercatissime possibilità di contatto diretto con l’istrionico scrittore.

Inoltrarsi nei labirinti narrativi costruiti da Charles Dickens non è solo penetrare tra le vie di una città, è anche addentrarsi tra i meandri di una coscienza dalle mille facce, dalle imprevedibili e impreviste profondità.

Sono memorabili gli attacchi descrittivi di due tra i capolavori di Dickens, Casa desolata e Il nostro comune amico. Il primo fa emergere la parola narrativa e le prime seduzioni dell’intreccio dalla nebbia fredda e spessa e greve che trasforma Londra in una fantasmagoria di luci pallide e spettrali:

Nebbia ovunque. Nebbia a monte del fiume, dove scivola tra campi e verdi isolotti; nebbia a valle del fiume, dove scorre sporco tra le banchine del porto e il marame galleggiante di una grande (e sudicia) città. Nebbia sulle paludi dell’Essex e sulle colline del Kent. Nebbia che penetra nelle cambuse dei brigantini, nebbia che copre i cortili, e ristagna tra il sartiame delle navi; nebbia che cola sulla fiancate delle chiatte e delle imbarcazioni più piccole. Nebbia negli occhi e nei polmoni degli anziani pensionati di Greenwich, ansanti davanti al fuoco nelle loro stanze; nebbia nel cannello e nel fornello della pipa che il capitano collerico accende nel pomeriggio, chiuso nella sua cabina; nebbia che morde crudele le dita del giovane mozzo in coperta. Chi passa sui ponti si sporge dal parapetto sopra un basso cielo di nebbia, nebbia tutto intorno a lui, come se fosse in una mongolfiera, sospeso tra le nuvole ovattate.

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Il secondo ci porta sul Tamigi, ove una barca lentamente scivola sulle onde scure e fangose, mentre una cupa figura si sporge a guatare le onde del fiume:

In questi nostri giorni, senza che sia necessario specificare l’anno, una barca dall’aspetto sudicio e losco, con due figure a bordo, scivolava sul Tamigi, tra il ponte di Southwork, che è di ferro, e London Bridge che è di pietra, nell’ora in cui una sera d’autunno s’addensava.

Le figure nella barca erano quelle di un uomo nerboruto dalla chioma argentea arruffata e dal volto abbronzato, e di una ragazza bruna di diciannove o vent’anni, abbastanza simile all’uomo per essere riconosciuta come sua figlia. La ragazza remava, con sciolto movimento ai remi; l’uomo, con le funi del timone flosce in mano, e le mani alla cintola, scrutava intento le acque.

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Altrettanto memorabile è l’attacco dell’ultimo romanzo di Charles Dickens Il mistero di Edwin Drood, talmente inaspettato che preferisco non svelarlo, lasciando al lettore interessato il piacere e la sorpresa di quelle bellissime pagine.

Il mistero di Edwin Drood, è più che mai avvolto nelle tenebre dell’enigma, perché l’autore morì improvvisamente quando la narrazione era giunta circa a metà strada. Di ritorno dalla stanza in cui lavorava nella casetta nota come “lo chalet svizzero” nella sua proprietà nel Kent, Dickens entrò in casa, guardò la figlia, riuscì a dirle di sentirsi molto stanco e cadde privo di conoscenza. Non la recuperò più. Era l’8 giugno 1870.

Un’ eccellente ricostruzione romanzesca delle ultime fasi della vita di Dickens (“The Chief”, per gli intimi che lo accompagnarono nel faticoso giro di letture pubbliche per gli Stati Uniti nell’inverno 1867-68) e delle suggestioni che nascono dall’ultimo incompiuto suo romanzo, si trova nel “giallo” dello scrittore americano Matthew Pearl, intitolato The Last Dickens. Fu pubblicato nel 2009. E’ una grande dimostrazione di affetto e di comprensione del mondo e della vita di Charles Dickens, dei suoi umori, della sua sorprendente energia, oltre che una storia avvincente che mette in contatto gli ignari onesti redattori dell’editore americano di Dickens con efferati esponenti del crimine della Londra più tenebrosa.

disckens & characters

Charles Dickens e i suoi personaggi

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